Archivi del mese: ottobre 2011

Perché siamo peggiori, I – L’orgoglio mancante

Bene. Ho scritto poco perché tutte le mie risorse sono impegnate nel capire come funziona qua, le abitudine del posto, le differenze col paese da cui provengo e sto ancora cercando di smaltire il fuso. E poi c’è l’inglese: la mattina sono un razzo. Parlo ancora come un neo immigrato ma sono fluido, anche se spesso dico minchiate. Ma la sera (come lo è adesso da questa parte del mondo) faccio proprio fatica, le parole vengono in mente col contagocce e come dice Johanna sembro drunked. Ad ogni modo ogni giorno è un giorno in più e spero di capire presto come infilare la lingua fra i denti e contemporaneamente dire delle cose. Io credo che quando c’hanno fatto non avevano pensato ad un tale uso della lingua; credo infatti che la lingua fra i denti ci si trova solo in due momenti: quando il dente duole e quando la lingua duole perché i denti si sono vendicati. Non se devo dire io penso, perché se penso a dove mettere la lingua per  dire io penso mi sono già scordato a cosa stavo pensando. A parte i jokes (come direbbe Zia Serafina) pian piano credo che la mia lingua troverà la sua strada senza che il cervello stia lì a suggerirgli di andare un po’ più a destra e di lasciar passare i denti quando si dice di pensare.
Ho comprato le scarpe, ho comprato un giubbotto water resistent e un sottogiacca da mettere quando qua farà più freddo. Ho speso in totale 400C$ che sarebbero circa 280€: non è così caro, non economico ma non troppo espansivo…ehm costoso! Devo comunque assolutamente mettere delle foto dato che ho coniugato lo stile italiano alla praticità canadese: insomma sono delle cose belle e funzionali e bisogna vederle.
Ho pensato a un mucchio di cose che devo assolutamente scrivere qua. Specialmente quelle cose che io nel periodo pre-emigrazione cercavo su internet e non trovavo, quelle sottili e talvolta insignificanti differenze con noi europei. Ma prima di passare a quelle concrete voglio scrivere di una che mi ha colpito e, come spesso accade negli ultimi giorni, si tratta di un piacevole shock.

Da questa parte del mondo la gente è orgogliosa della propria nazione. E me ne accorgo dalle bandiere che espongono in ogni dove: davanti la casa è il classico ma anche sulla carrozzina elettrica dei vecchietti e sulle automobili in autostrada. Cosa pensate che penseremmo di un tipo che penserebbe di far svolazzare un tricolore dallo sportello posteriore? Gran bella pensata di certo ma sicuramente sarà un nostalgico del ventennio, di sicuro uno di destra. Ok, magari esagero ma qua l’orgoglio nazionale è veramente diffuso. Scrivono dappertutto we are proud of [qualcosa, in un bar ho persino visto la scritta che diceva ch’erano veramente orgogliosi di offrire ai clienti del caffè umbro. I canadesi sono così orgogliosi da essere orgogliosi anche per noi italiani, pazzesco. Non s’è mai visto un posto nel mio paese che ha un insegna luminosa che dice: “Proudly scacci cà ricotta for you” o “Siamo orgogliosi di offrivi a pasta chè tinniruma”. Sono patriottici ma non si nascondono dall’essere orgogliosi dell’acqua S.Pellegrino e mettono in bella mostra il loro amore per lo stile italiano. E quando mi hanno chiesto di Berlusconi (ed è cronologicamente avvenuto prima di tutto quello che v’ho raccontato fin’ora) e quando gli ho raccontato dell’idea bislacca del nostro premier di cambiare il nome del principale partito italiano in qualcosa simile a “Go Pussy” credo si siano ancor più inorgogliti del loro essere canadese. O forse del loro non avere questo tale come loro rappresentante nel mondo.

P.S Traducendo letteralmente, in italiano i partiti assomigliano sempre più a dei veri e propri party. Ambiguando esattamente la loro originaria traduzione dall’inglese con il significato che party assume in Italia. ‘nu macello insomma!”

Canada: anche dopo la mezzanotte!

E’ tutto vero. Sono in Canada. Credo almeno, il test del mio ip dice così. Devo essere per forza in Canada. Ma facciamo un passo indietro…

Il mio Canada è iniziato mesi fa ma adesso lo sanno tutti: pure il test dell’ip! Per chi non l’avesse fatto tocca leggere il post precedente, perché questo ne è il prosieguo.
Eravamo rimasti sull’aereo per Dusseldorf. Beh dall’aereo sono sceso dopo un po’. E dopo un attimo mi ha fermato la polizia teTesca. Autorevoli ma gentili mi hanno chiesto i motivi del mio viaggio in Germania, da dove venivo, la città in cui risiedo, dov’ero diretto e qualcos’altro. Mi hanno ringraziato (perché vuol dire che avevo risposto correttamente) e salutato. La parte facile del viaggio era stata appena fatta. Adesso per non avere una seconda parte del viaggio (DUS – YvR) da incubo avevo bisogno di un giaciglio su cui accumulare qualche ora di sogni. Fortunatamente ho trovato presto un posto dove dormire, le poltroncine di StarBucks. Lì ho pagato più di 5€ per avere una connessione internet per mezz’ora, ho fatto conoscenza con un padre danese con cui ho scambiato per la prima volta delle parole su Berlusconi con uno straniero. Ho dormito su quelle poltrone fino alle 3 del mattino quando StarBucks ha aperto e i dipendenti c’hanno invitato gentilmente a rispettare la funzione originaria delle poltrone su cui eravamo accampati. Per cui ho vagato un po’ per l’aeroporto finché ho trovato un’altra fila di poltrone vicino ad una presa della corrente (di stampo teTesco chiaramente). Ho “dormito” fino alle cinque, ho guardato ItaliaLand sapientemente scaricato mentre ero a casa e ho aspettato con impazienza che sul monitor comparisse la scritta Vancouver.

Terminal C, Uscita 45. In tutta la mia inesperienza con i voli intercontinentali ho seguito ciecamente le indicazioni (per altro corrette e autoesplicative,ricordo per chi fosse distratto che mi ritrovo già in teTeschia) e mi son imbattuto nel secondo controllore che mi richiedeva il mio passaporto. Sto tipo in più ha voluto pure che mi togliessi gli occhiali e mi guardavo in quel modo strano e particolare che si assume quando si gioca a “Trova almeno otto differenze”. Solamente che lui doveva trovare le affinità tra la foto sul passaporto e me e vi assicuro che è un gioco facile dato che siamo la stessa persona. Anche con gli occhiali indossati, pensa tu quanto sono coerente.
Controllo normale al metal detector, la tipa ha voluto sapere cosa avessi nello zaino ma non ha controllato approfonditamente. Sono arrivato all’uscita C45 con 3 ore di anticipo che ho speso nel guardare “I mercenari”, versione italiana: classico film di Stallone “impreziosito” dalla presenza di altri fuoriclasse nella recitazione di questo genere di film.
Giunta finalmente l’ora del mio boarding ho rifatto vedere il passaporto e ho dovuto subire (non era la prassi ma io pare ch’ero il campione preferito dei teTeschi) per la seconda volta (e non l’ultima) la serie di domande “dovevai-chisei-perchévai-chevuoi”.
Il viaggio in aereo è stato normale penso. Il cibo era stranamente più che commestibile, le hostess gentili educate e generose. Ho conosciuto un ragazzo che lavorava alla FIFA e una signora canadese che si è prodigata nell’offrirmi un kleenex dopo un piccolo starnuto. Poi ne ho fatti almeno altri dieci ma mi sono dovuto accontentare del primo fazzoletto. Ho dormito, visto film e serie tv. E a tre ore dall’arrivo ho compilato l’autodichiarazione: non porto fucili o bombe con me, non sto importando carne (e qui ho mentito) e animali, non sto portando oggetti con valore superiore ai 10000C$ e altre simili domande.
Curiosità: all’atterraggio (veramente morbido se consideriamo la bestia su cui ero seduto) è partito un applauso spontaneo, alla maniera dei terroni quando atterrano a Linate.

Ufficio immigrazione

All’ufficio immigrazione ho aspettato due ore intere. Mezz’oretta di fila e un’ora e mezza di pratiche. Pare che non avevano mai visto un caso simile al mio e ciò li ha portati a “doublececcare” ogni cosa che facessero. Mi hanno inoltre rilasciato il permesso di lavoro che come il permesso di studio è esteso fino a luglio 2012. Il mio programma alla scuola finisce il 18 Giugno e ho visto questa loro “svista” come una appetitosa opportunità in più.
Ad ogni modo usciti dall’immigrazione ho trovato subito le mie valige distese su un fianco fuori dal nastro. Le ho prese e mi sono diretto da Joe, il mio zio in Canada: ebbene sì, ho lo “zio Joe”.
Il primo approccio col Canada è stato fantastico: cielo soleggiato, temperatura primaverile, vento con l’odore del mare.
Da quel momento fino a questo momento è stato un accumularsi di novità: le strade gigantesche rattoppate in un modo egregio, i cartelli stradali che segnalano che al bimbo può scappare la palla e che quindi devi stare all’erta, l’assenza della frizione nella maggior parte delle auto, il funzionamento del gabinetto, la passione degli autoctoni per i tappeti e per i tappeti wall-to-wall, la conseguente repressione per le scarpe, il tenere la porta d’ingresso aperta agli estranei, la mia favolosa stanza da letto, la tv via cavo, il colore degli alberi, la pulizia sul ferryboat, i corvi come nei film, le villette ad ogni dove e la mia chiave di casa. Che presto vi farò vedere!

Catania – Vancouver

Manca giusto qualche ora alla partenza. Quella tanto desiderata e sognata tramite le immagini e le informazioni che google riusciva a mostrarmi. Non c’è dubbio che io stia sovrastimando questo viaggio in Canada ma non ho paura di rimanerne deluso. Il viaggio sarà sì faticoso ma mi sono sempre piaciute queste avventure al limite del selvaggio; quando appresi che era necessario un pernottamento in aeroporto mi sono ancor più fomentato. Non so spiegare questa ricerca continua dell’avventura che talvolta mi porta a rischiare, forse è impegnare il tempo forse è dimostrare qualcosa a me stesso.
Per adesso scrivo nella casa che è stata la mia per gli ultimi 8 anni e non ci tornerò più dato che ci stiano trasferendo in una nuova abitazione, sicuramente più comoda elegante e appunto nuova. La cosa mi scuote un po’ perché molti dei miei ricordi sono confinati fra queste mura ma il rinnovamento porta una rottura con il passato. Lo so bene io che sto andando in Canada per costruire nuovi ricordi che distruggano alcuni di quelli vecchi. Sì sto andando anche per questo.

Aggiornerò questo post (se mi sarà possibile) durante il viaggio, prevedo durante la nottata a Dusseldorf.
A presto,
pitito!

Aggiornamento delle 15:50, Modica, stanzetta mia: Potete vedere tutto ciò che ho scritto sul Canada, qui: http://www.minciati.eu/tag/canada/ Sto per partire :)

Aggiornamento delle 21:34, Dusseldorf, da Starbucks (abusivamente): 

Sono in aereo verso dusseldorf. Sto sorvolando una città e in tv danno pluto, in non so quale lingua. Adesso ho collegato le cuffie al bracciolo, canale 3, danno musica classica. Siedo a fianco ad una coppia tedesca, lei ha gentilmente tradotto per me ciò che diceva lo steward: cheese hamburger or ham hamburger è stata la traduzione. Ho scelto il primo e non so se è stata una buona scelta: faceva schifo ma chi può sapere il gusto del secondo. Ho sofferto un po’ quando l’aereo ha lasciato catania, ho sofferto altrettanto quando ho salutato mia madre, lei nel suo saluto contenuto per via della mia predica. Il gps mi informa che siamo a 12000 metri ad una velocità di 824km/h e mancano circa 720km all’arrivo. Se mantenessimo questa velocità arriveremmo perciò in anticipo. Adesso il gps ci mostra la posizione, saremo ad un 200km a nord-ovest di Venezia. Il bracciolo mi sta facendo ascoltare la imperiosa “Cavalcata delle valchirie” (sulla cavalcata non sono sicuro, ma sul fatto che nel titolo ci fosse la parola valchirie assolutamente sì). Ho avuto assai paura una volta passato il metal detector. Ne ho parlato a tratti con Beatrice che come faceva ai tempi mi ha rassicurato, fatto ridere, mi ha calmato. Del resto lei non lo sa ma il suo tono di voce rievoca in me così dolci ricordi che è evidente che la calma e la sicurezza passano da lei a me tramite un collegamento telefonico. Più dolce della canzone attuale del bracciolo, Le quattro Stagioni di Vivaldi (per la precisione, stagione primavera). Un signore tocca uno schermo dell’aereo e scopre che non è touch, un tempo chi toccava uno schermo veniva preso per incivile, sporcaccione e quantomeno indelicato. Scopro sempre dal gps che mostra le informazioni a schermo che la temperatura esterna attuale è -55°. Penso che il formaggio e la salsiccia nel bagaglio da stiva se la stanno passando proprio bene, dato che le stive non sono totalmente climatizzate. Lo steward che mi ha proposto i panini schifosi si è però fatto voler bene, dandomi un bicchiere extra di CocaCola. La tipa tedesca accanto a me sostiene che sto in un “better seat”, così almeno mi è parso di capire. (Adesso il bracciolo suona un incalzante “Halling in the mountain kings”)(P.S: il titolo non viene detto, li riconosco io!). Al momento di salire sull’aereo ho pure ricevuto una caramella al limone (penso che fosse limone, forse…); ne ho prese due e poi ho anche preso una repubblica e due espressi (uno incredibilmente è del 27 ottobre 2011, sono avanti questi dell’air Berlin).

La gente quando sono andata a salutarla mi ha detto in media queste cose: buon viaggio, divertiti, mi raccomando, scopa più che puoi, copriti che fa freddo, mandami una cartolina, più vicino no?, ma dove vai, a Toronto?, bello il Canada ho un amico di mio cuggino che forse una volta ha visto in un libro una fotografia del Canada.

Ho sciolto le scarpe che ho i piedi in calore, nel senso che sentono caldo. Pare che siamo in Austria adesso, magari al confine con la Svizzera. Fuori dall’Italia insomma, il Canada si fa sempre più vicino. Alla velocità di 797 km/h (abbiamo rallentato un po’ che c’era una curva brutta).

21:53, ancora sull’aereo.

 

La “mattaria”

Ragionavo ieri che pare passi più frequente di quel che pensavo in genere il fatto che io sono anomalo, matto. Riformulo il concetto: la gente mi piglia per matto più di quanto io pensi di esserlo. E questo è il primo sintomo della mattaria: sentirsi sani e non esserlo. Intanto dico perché scrivo più di rado: non riesco a fare il path forwarding (na cosa tecnica del blog, non è una malattia) e la cosa mi irrita irrimediabilmente.

Tornando alla follia, non so descrivere il perché di questa fama che si conserva ancora intatta fra i miei compagni del liceo. Il cantare sullo scooter, lo scrivere qualche volta qualche frase su qualche muro o farsi un bel lungo giro in bici non credo siano i responsabili (non per intero almeno) della nomina che mi segue come lo fa il mio puzzo. Però se gentilmente duli e Sergio (quando torna dalla zita’s therapy) raccontassero nei commenti il ricordo più mattarello che hanno di me io mi sentirei gratificato da cotanta spontaneità. E se qualche anonimo volesse aggiungerti potrei pure fargli un regalo fantastico: una cartolina con taaaaantissimi francobolli leccati da me dal Canadà! :D

Rape the blog!

Lo riapro come lo chiusi settimane fa. Con un anagramma e con un pensiero speciale. E siccome “‘a mieddgiu parola è chidda cà nun si rici” (e così abbiamo introdotto pure il proverbio da ruspante) il pensiero è già arrivato a destinazione: senza manco averlo detto, pronunciato o scritto da nessuna parte.
Ringrazio inoltre Sergio per avermi sopportato nelle mie richieste per modificare sto minchia di tema. A propositamente (sic.), se qualcosa non è gradevole alla vista o al tatto abbiate la gentilezza di scriverlo nei commenti. E’ gratuito, riempie di soddisfazioni me e fa incazzare Sergio che si deve smazzare quel che gli suggerirete, ci manca un espresso è possiamo morire in pace.

Pian piano sputerò profumatamente quel che è successo in questi giorni di apparente assenza. Assenza che mi ha portato ad una laurea formale e ad una serenità integrale ai cinque cereali. Ho fatto ciò che volevo, ciò che potevo e anche ciò che non dovevo. E se non dovesse essere abbastanza questo è il terzultimo sabato che passerò nel bel paese. Poi partirò alla volta del Canada (non era abbastanza chiaro?) con una valigia di cartonepisa con dentro un po’ di vestiti, qualche paio di scarpe, una provola, un blazer blu e due tre corde di salsiccia secca. Giusto per non farmi mancare niente.

E dopo...?