The heart-cycle

Achtung Achtung I am going to expound my new theory that clams to be universal, true and valid for each period of the Year, included April, the First and February the 29th when there is on the calendar. Actually it works just for me, I am not sure about its sensibleness and validity during the passing of the time, you should have imagined.

Even thought what I say around, emotionally I am like a quail egg: I stink and I am weakling. But with my working brain I thought a theory, again inspired by a true story: the bicycle. Indeed, the principle why it doesn’t fall. Because it’s fast, fall a bit on the right and a bit on the left and thus it stays on the middle in a sophisticated and intriguing way. But if you let it go, the bicycle unfortunately fall, I mean it fall gracelessly.
And in this way I work out, in this way my emotions work. I give to my little heart an input: four, five brasilians, a french, swiss until the God says stop (sicilian expression that means “endlessly”). I am not the italian that everyone at the school thinks I am, it’s just that I’m worried my heart-cycle all of a sudden fall. And when it falls it hurts, blood flows in the heart. A lot of blood. Explaining my metaphor, falling from the bicycle means fall in love. To me, being italian and therefore religious (irony!), it has been said to me “love your neighbor”. Thus I do it. All of a sudden I fall. Without helmet I fall (in italian sounded like a wordplay: first person singular, present simple of to fall and helmet are the same word: “casco”. It would have been: Senza casco, io casco). Falling hurts me and don’t start to tell me that all this falls are making you fall your arms (again wordplay using an italian expression, in english the same expression is said “it is off-putting”). Romantically I could say I am made for loving, engineerically I could say:

if (love()) 
     then {existence() is true;}

It doesn’t matter how you say it, what matters is what I am doing. I’m trying to protect the integrity of my emotions. Because if falling is painful I want to fall just when it is worth it.

So, even though this swiss smells like clouds before a rainstorm, look this movie with her and then drive her home. Are we understood, beast (originally in sicilian)?
And if she asks more?

 

The original post is here: http://www.minciati.eu/2012/02/la-cuore-cicletta/. Every noticed mistake will appreciate to be found and corrected. Help them.

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Quando Monti, una volta tanto, vuol dire felicità

Tanto per perdere un’altra po’ di credibilità così che poi quando faccio il post serio e articolato tutti dicono minchia bravo questo pero ah, non me lo immaginavo così…Guardate!

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La mia idea di party

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“Bustiamoci” un poco – Due video più un altro

Il nuovo post saranno due video da 10 minuti più un terzo che, tuttavia, data la natura particolare sarà privato. Ma non vi siete persi niente, ‘un fa niente insomma.
Non mi dilungo e vi lascio ad altri 10 minuti della vostra giornata in compagnia del sottoscritto che fa lo sbruffone. Come disse Joanna, it’s time to boast about yourself. E’ tempo di pavoneggiarsi, di farsi fico. E io fico, modestamente, lo sono fino al semicolon. Sì, al punto e virgola;

Ecco il video della vergogna: http://www.minciati.eu/2012/05/un-lele-ballerino-professionista-in-provetta-o-provetto-professionale/

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Protetto: Un Lele ballerino: professionista in provetta o provetto professionale

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L’ingegnere dei Succhi di Frutta (questo titolo l’ho sognato per mesi)

Lo vedete questo? Lo avete visto. Cosa porto un uomo a ridere, piangere, correre, accendere i fari lunghi, spegnerli, far cadere cose in macchina, riprenderle, ridere nello specchietto retrovisore? Facciamo un passo indietro, anzi no..un salto indietro!

Il primo contatto
Era il 06 marzo 2012. E stavo nel pieno delle mie ricerche tecnicamente perfette per ottenere una internship o una posizione di primo livello in quello per cui ho studiato: volevo fare l’ingegnere, che l’idea di spremere barbabietole e tritare erba per tutta la vita mi faceva venire la scarlattina. Allora scrivevo così al Britanno:

Salve,
 sono Gioele Minciati e dopo attenta ricerca e considerazioni sto cercando con ardore una internship/posizione di primo livello con la tua compagnia. Allego la mia lettera di presentzione e il mio cv per una sua accurata lettura. 
Aspettando di risentirla presto,
Sinceramente

Io così gli dicevo e così feci per tante altre compagnie. Ma per loro avevo personalizzato la mia lettera di presentazione, citando alla fine uno dei loro valori chiavi copiandolo preciso dal loro sito: “data only has value when it gets used ;)“. Le informazioni hanno un valore solo quando vengano usate, per dire insomma…se cestini questo messaggio non sai che ti sei perso, io sono qua e tu dovresti venire a conoscenza della mia esistenza. Fallo e non fallerai.

Il primo responso della mia vita
Due giorni dopo, l’8 marzo. La prima risposta a una mia richiesta di lavoro, la prima e (quasi) l’unica fra una ventina di curriculum inviati.

Ciao Gioele,
 grazie per il tuo interesse in quelli del gps! Potresti inviarmi una ufficiosa copia del tuo documento che riporta le considerazioni sulla tua laurea? Inoltre, stai cercando un lavoro solo per l’estate? Quando programmi di iniziare la specialistica?
Grazie

E, nessun dubbio, gli risposi subito dopo inviando ciò che aveva richiesto e rispondendo a ciò che aveva domandato. La sincerità assunse tutto un nuovo concetto, onesti ma ponderando le parole. Cercai di contenere la mia eccitazione, ignaro di quello che sarebbe successo. Intanto ogni mattina mi alzavo, mi vestivo di nero e andavo a lavorare dove i mirtilli rossi sono chiamati Cranberries e dove la gente aggiunge proteine ai loro frappé credendo che così stanno meglio. Ma unni e quannu?

L’attesa
12 interminabili giorni di attesa. Niente, il Britanno non si faceva sentire. Che non avesse capito qualcosa? Che avesse visto il 19 in Fisica? Forse era un vicolo cieco. Ma tanto, forte della conoscenza del proverbio siciliano l’affruntusu mori lu sfacciatu campa, andai negli uffici. Mi vestì come un adulto, passai la lametta sul mio viso, presi la mia cartelletta Invicta e andai in un giorno di pioggia a parlargli di persona o quantomeno a richiedere un appuntamento. Dopo aver trovato la porta, dopo esser salito al secondo piano in un palazzo senza scale, dopo aver parlato con una segretaria che mi diceva che il Britanno era in un meeting, e poi aveva un altro meeting ancora e non sapeva quando finiva, dopo essere tornato a casa col musone gli scrissi una mail. Dicendogli, sono venuto-non c’eri-voglio prendere un appuntamento-sono disponibile tot e tot giorni-cazzo chiamami. Dopo un ora e qualche dozzina di minuti ricevetti la sua email. Questo era già un segnale che incominciavamo a volercese bene.

Compiti per casa
22 Marzo. 16 giorni dopo il primo contatto. Nella sua email di risposta il Britanno mi diceva che:

  • Era molto impegnato Non aveva capito il documento dell’uni, in particolare pensava che il mio 96/110 fosse la mia posizione: del tipo che su 110 partecipanti ero il 96esimo, il 14º migliore. E mi faceva i complimenti. Io zittooooo :D
  • Mi invitava a completare un test, 45 minuti di tempo per tre domande tecniche che poi si sono rivelati tre piccoli programmi da scrivere.
  • Sto giro era lui che ringraziava per il mio interesse e mi domandava se avevo richieste per lui. Era amore, amore amore!

Risposi, ero ansioso di ricevere il test. Cioè in pratica mi stavo cagando sotto. Feci il test, Simone e Dani vedevano se compilava ciò che scrivevo ed era tutto perfetto. Invia il test in tempo, commentai il codice. Questa fase fu perfetta. Fu allora che inizia a guadagnare un po’ di autostima ma ben sapevo che la fine di questo lungo processo era ben lontana.
Lo stesso giorno il Britanno mi disse che non avrebbe potuto darmi alcun esito se non prima delle successive due settimane, erano tutti impegnati in conferenze fuori città. Mi misi il cuore in pace: altri due settimane di succhi di frutta per i canadesi!

Incontriamoce
Giorni interminabili, attese impazienti. Nervoso, Joanna che dice che bisogna stare calmi, io che calmo lo sono che tanto il test lo so che è andato bene. Ma le visite al gabinetto si fanno frequenti, tocca darse una mossa sennò qua muoio di troppa cacca.
10 Aprile. Una vita e 18 giorni dopo. Chiedeva scusa per il ritardo e se ero ancora interessato mi proponeva un incontro con un paio dei loro (a couple of us), figoooooo? pensai e subito dopo corsi in bagno. Dopo 5 mesi di permanenza nello stato Canadese, dopo aver imparato il famigerato inglese avrei dovuto sostenere un colloquio serio in inglese. Colloquio per cui concorrono gente che l’inglese lo parla da quando sono nati, che sanno che dire “await” fa più figo di dire “wait”. A-iuto! Non vi racconto le ore trascorse a studiare le domande statisticamente  più probabili, le risposte migliori, come rispondere alla domanda: “Qual’è la tua più grande debolezza?”.
Quando si è carenti in qualcosa bisogna trovare la pezza giusta per tappare il buco. E se di pezze ne servono due, bisogna trovarne due che siano giuste. E loro sono stati sorpresi della mia fermezza di spirito e del assoluto successo nel soddisfare le tappe che mi ero prefissato. Si vede che di pezze nello zaino ce n’è qualcuna. E che pezze, questi lenzuoli matrimoniali sono!
Sono stato “colloquiato” dall’hiring manager e prima dal senior developer. Ho risposte a domande personali e domande tecniche, ho raccontato la mia storia esaltando gli aspetti positivi e minimizzando quelli negativi. Avrò fatto davvero un buon lavoro, in seguito mi han detto che erano già pronti ad assumermi dopo il primo colloquio. Sì, perché ne ho avuti due…due e mezzo a dire il vero!
Il 18 aprile infatti mi è toccata il colloquio col CTO. Il CTO è il tipo che dice mò programmiamo questo, quest’altro nunnè buonu: fatece ‘na x.  E’ il capo del reparto tecnico, l’unico capo che conta per me (avrò più contatti con lui di quelli immaginati perciò dovrò trovargli un soprannome). Il tipo è molto serio, quando sorride è perché sei stato davvero bravo. Ho usato tutti i mezzi a mia disposizione per impressionarlo ma, al contrario dei precedenti, lui è rimasto impassibile (anche se poi è stato lui che m’ha detto d’aver deciso d’assumermi sin dal primo momento). Ha richiesto di vedere del codice scritto da me e io gli ho inviato 10000 righe di codice scritto con Sergio.

L’assunzione (“in cielo”)
Dopo la fase referenze (hanno contattato la mia cugina canadese che citerò in uno dei prossimi post) e il mio professore dei dinosauri (un prof. del Politecnico, il collegamento coi dinosauri non è rilevante). A quante pare entrambi hanno fatto il loro lavoro davvero bene e il 2 maggio il CTO mi manda un’altra mail chiedendomi un ulteriore colloquio con un nuovo tipo, non meglio identificato. Dentro di me lo sapevo, era fatta. Ma l’ansia non accennava a diminuire e così quella mattina del 4 maggio mi sono vestito per bene, ho cambiato lo stile della mia barba in quello che duli definisce “il lele incazzoso”  e sono andato. Ho parcheggiato la macchina nello stesso parcheggio (si paga circa 3$ l’ora, in totale avrò speso non meno di 25$ fra tutte questi colloqui), ho preso l’ascensore e sono arrivato con i soliti 10 minuti di anticipo. Il tempo di farmi annunciare dalla segretaria e compare un uomo aaaaaalto alto alto. Tazza di caffè in mano, jeans e maglioncino girocollo. Il capo del reparto vendite! E invece di portarmi nella sala conferenza mi faceva girare a destra: sezione uffici. Porca vacca, ho pensato io, ci siamo, si fa seria la cosa! Quando poi mi ha offerto acqua o caffè sono entrato nel pallone, avrò cambiato idea 5 volte per finire con un sano bicchiere d’acqua. Del resto non posso dire molto per via della confidenzialità di cui mi hanno già istruito e che presto metterò per iscritto firmando il contratto. Mi hanno offerto di scegliere fra due progetti, ho brevemente raccontato la mia storia e dopo un’ora e qualcosa sono stato condotto nell’ufficio del CTO. Dove ha aperto una cartella sul suo computer, aperto un file col mio nome (IL MIO!) e brevemente riletto il contratto con me. E se fra quattro mesi faccio il bravo ricevo il primo aumento della mia vita. ‘inchia!

Riassumendo
In breve. Il tutto ha impegnato due mesi della mia vita, 18 email col Britanno, 4 col CTO. Una cover letter e un resume. Quattro viaggi nei loro uffici, centinaia di visite sul loro sito. Un test tecnico, anzi due. Qualche decina di stampe, due-tre vestiti buoni, un po’ di gel nei capelli e un tre paia di lentine. Giornate di ansia e nottate come se fosse giorno. Cacca, molta cacca. Un paio di giri in bici per sfogare la tensione, ridere e risate: qualcuna, nei momenti giusti. Felicità. Ed è così che torniamo al video di partenza. Felicità.

 

P.S Ci sono decine e decine di dettagli che sarebbero degni di essere scritti: alcuni li ho temporaneamente scordati, altri non si possono dire. Ma certamente questo non sarà l’ultimo post a riguardo, certo che no!

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Del perché povero, in fondo, io non lo sono affatto

Mi piace lamentarmi, mi piace sentirmi vittima, colpito da qualcosa grande, più grande di me che mi batte e mi sbatte ma alla fine, come se fosse un film americano, io vinco. E dico nella mia biografia, e lo farò statene certi, e pensare che io sono figlio di contadini. Fantastico nel pensare che i giornali di gossip alla ricerca del mio passato troveranno il mio blog e mi esalteranno per la mia forza d’animo. Poi ci saranno quelli che diranno che sì ero determinato ma in fondo una volta rubai pure una bicicletta. Per non parlare di quel gesto egoistico che aveva rovinato il panorama di una delle città incluse nell’area protetto dall’Unesco più vasta al mondo. Cioè, non è che fui proprio uno stinco di santo. Ma manco una cistifellea per intenderci…
Sarò scemo, byronista o vittimista ma, sebbene non 24 ore al giorno, ho un lucido contatto con la realtà. Ho ripensato all’ultimo post, l’ho sognato la scorsa notte e ha occupato il mio cervello nei momenti di pausa. E per dimostrarvi(-mi) che riconosco ciò che ho e non lo rinnego ecco che tiro giù una lista che mi farà sembrare il primo dei fortunati. E chissà, e chissà…

  • Scrivo da un MacBookPro 13”, c’è connesso un HD da 280GB e un paio di cuffie da 30€;
  • Ho una fotocamera e un obiettivo da più di 1000€ e proprio ieri ho comprato una fondina e una cintura (120$) da aggiungere al mio personale equipaggiamento da fotografo amatore;
  • Scrivo dal Canada, ho vissuto qua 6 mesi e per quanto ne so adesso lo farò per altri 2 mesi. Ho visto la Groenlandia durante il viaggio in aereo e ho vissuto emozionantissime avventure in questo periodo: caccia a nord dell’isola di Vancouver, tour al museo di Sidney e all’istituto di Scienze oceaniche dove lavora Joe. Sono andato a sciare sui monti Washington e presto vedrò Seattle e Vancouver;
  • Ho un giubbotto e una cappotto da circa 300$, ho delle scarpe stilose e un blazer da svariate centinaia di €. E questo solo per citare i pezzi forti del mio guardaroba, che include svariate camice (qualcuna firmata) e maglioni apprezzati da chi me li ha visti indossare;
  • Mangio un burger ogni settimana circa, due tre volte al mese;
  • Ho la possibilità di utilizzare una Ford Fusion full-optional da 40000$ e vivo in una casa che se fosse venduta varrebbe non meno di cinquecentomila dollari;
  • Ho vissuto per tre anni a Milano, studiato e terminato con ottimi risultati il prestigioso Politecnico di Milano. Ho conosciuto gente che mi ha aiutato nei momenti di difficoltà e gente che mi ha fatto conoscere le sorelle (e non parlo di Daniele),ho lasciato conoscere il perché a molte mie domande;
  • Ho comprato una televisione e un decoder e per un anno sono stato abbonato a Mediaset Premium (anche se il segnale non era perfetto ho passato degli ottimi pomeriggi a Milano nel vedere la mia Inter vincere scudetto, Champions, Coppa Italia e quant’altro;
  • Ho una mamma e un fratello che mi amano e un papà che ci prova;
  • Ho da poco acquistato un appartamento che finiremo di pagare fra 20 anni ma intanto ci si ha i termosifoni e la cucina figa;
  • Ho una salute che un pesce al confronto sembra un malato terminale di cancro alle branchie;
  • Ho risparmi in banca che mi permetterebbero un acquisto di un auto usata o di fare il viaggio della vita per qualche settimana;
  • Ho uno zaino da 110€ e ne ho acquistato uno qualche giorno fa da 60$, solo perché sarebbe stato più comodo nei miei viaggi in bici;
  • Ho due cellulari marcati nokia che sono costati entrambi 400€ (uno nel 2004 e uno nel 2007). Mi appresto ad acquistare un Iphone 4S da 649,99$ come regalo nel caso dovessi ottenere una internship;
  • Sto per ricevere (FORSE) una offerta d’internship con una prestigiosa compagnia conosciuta in tutta il NordAmerica;
  • Sera mi ha prestato una bici da un paio di centinaio di dollari a cui ho acquistato un lucchetto e catenaccio da 35$ e un copertone anteriore da 40$;
  • Sono bello abbastanza dal poter rifiutare “l’affetto” di un paio di svizzere, due brasiliane e qualche asiatica (ma queste non fanno testo, hanno un debole per noi occidentali).
  • Se volessi domani potrei avere ospitalità in paesi come Svizzera (in tre cantoni diversi), Brasile (stato di San Paolo, di Santa Caterina, Minas Gerais e uno stato del nord Brasile di cui non ricordo il nome), Corea del Sud, Giappone, Taiwan, Turchia, Francia del Nord e Costa Azzurra;

Nel mondo la gente muore perché ha fame, perché ha freddo, perché è sola. Dichiararsi povero sembra un insulto a questa gente, stilare una lista come quel che ho appena scritto rende il peccato ancora più grave. Ma se commisuriamo il tutto all’ambiente in cui ho vissuto (una nazione ricca come l’Italia), paragoniamo la mia esperienza di vita a quella dei miei compagni di scuola e generici (generalmente benestanti) io risulto meno abbiente del figlio del dentista, del figlio del ristoratore, del figlio di professori, del figlio di dipendenti comunali, del figlio di giornalisti. Ed è in questo contesto che ho sviluppato quel fuoco di tenacia e ambizione che mi porta a sognare di diventare ricco. La povertà che mi ritraggo addosso nei momenti di sconforto è la diavolina che incendia i miei sentimenti, l’alcool che non permette ai miei sogni di spegnersi, la benzina che mi porta ad essere migliore di te. Sebbene sia nato mediocre.

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Per il resto della mia vita, giuro che lo sarò

Si ritorna per un attimo ad un post con del significato, un post personale ma che involve parte di quello che ho sempre raccontato: me. L’avevo detto sin dall’inizio, la mia idea del blog è la mia. Nel senso che è di me che si parla e sono pronto a sfidare tutte le conseguenze che ne derivano, alcune recentemente rivelate.

Prendiamo la situazione di petto. Sono una persona mediocre, non ho particolari abilità da segnalare. No davvero, niente. E ne ho già parlato qua, qua e qua in tempi e situazioni diversi. Dopo averlo capito non ne ho mai fatto mistero, non sarebbe stato d’aiuto a nessuno. Ma, sebbene membro dell’A.M.I (associazione mediocri italiani) io mi contraddistinguo nel mio personalissimo club per ambizione e determinazione. Ma questi valori sono dei fattori derivati dall’ambiente in cui sono cresciuto. Sono nato povero, sono cresciuto povero e solo di recente ho appreso (o forse realizzato?) che, sebben membro dell’A.P.I (che non Algoritmi e Principi dell’Informatica, né tantomeno Alleanza Per l’Italia), ho avuto delle fortune che ben pochi hanno potuto solo immaginare. Ma sono cresciuto con quel senso di colpa che mi portava ad accendere solo una lampadina su due in bagno, che mi faceva rinunciare a Lugano e che mi ha fatto mancare la gita con le brasiliane sulle Rocky Mountains. E’ una colpevolezza con cui sono nato, un marchio che non ha niente da invidiare a quella voglia sul mio inguine (destro o sinistro? questo è un segreto da massoneria!). E’ un marchio di cui vado fiero perché tanto a vergognarsene ce se ne caverebbe ben poco. Fin dalla primina Federico(con cui oggi ho pareggiato a fantacalcio) mi chiamava “‘u campagnolo”. Forse puzzavo di campagna, lui sì che profumava, il figlio del dentista. E questa mia fierezza si strugge e si mostra in tutta la sua pienezza nelle sue due facce. Nel rendermi una persona migliore e, talvolta, una peggiore. E’ quella povertà che mi ha spinto a iscrivermi a Ingegneria a 18 anni appena compiuti, che mi ha fatto iniziare a lavorare nel marzo 2003 durante il derby Milan-Inter. Che mi ha condotto verso una stile di vita assolutamente salutista (o salutario? o saltuario? italiano, mah…), che mi ha portato a pensare una ottantina di volte prima di un acquisto di qualsivoglia genere e che, infine, mi ha condotto nell’odiare lo shopping (della volpe e l’uva è stato detto abbastanza, ma questo post sullo shopping e sull’amore ai primi tentennanti passi lo conoscono in due persone: pinocchietto alla riscossa sfogo beckstiale).
La mia povertà mi ha portato a desiderare il successo (o quantomeno i soldi che ne derivano) come un pesce fuor d’acqua, rantolandosi e battendosi con ogni forza rimasta, sogna di riguadagnare l’acqua. Ho una cosa in più rispetto ai miei amici, rispetto le persone che conosco. Quella cosa che mi porta a dire “fanculo l’Italia e gli affetti io vado dove il lavoro mi chiama” non è che mi venga difficile, non sono da lodare: è ciò che ho desiderato ogni volta che dovevo sognare qualcosa per addormentarmi durante il noioso sonnellino pomeridiano, è ciò a cui pensavo durante l’attesa in fila dal dottore e ciò che ho ambito durante ogni interminabile camminata che m’avrebbe condotto nell’aula dove si sarebbe svolto l’ennesimo anonimo esame. Diventare ricco è quello che rispondo a chi mi chiede il senso della mia vita e sono consapevole che ricco non lo sarò mai fintanto che avrò quella sensazione che potrei facilmente chiamare il senso di colpa del povero. E io povero lo sarò per sempre, perché sentirmi povero in fondo mi piace. Mi fa sentire il migliore in qualcosa, mi fa sentire diverso e inferiore a loro, quegli altri. Li guardo, li disprezzo, li odio. Stringo la mandibola dentro ma loro non lo sanno, li guardo e mi so che saranno pure più ricchi adesso ma quel ragazzo nell’angolo ha qualcosa che non hanno mai avuto e che forse non avranno mai. E loro, gli altri, sono i miei migliori amici, parenti vari, svizzere che girovagano per il nord-America e gente che leggo on line.
C’ho quella cosa dentro di me che non mi fa sentire un bastardo nel rubare una bicicletta e che non mi farà sentire mai un bastardo nel togliere agli altri per dare a me, per farmi ricco. Robin Hood non è un concetto che ho portato io nelle videocassette dei bambini piccoli ma io posso dire che ognuna delle centinaia di volte che l’ho guardato c’ho trovato gusto. Sono razionalmente consapevole dei disagi che tale ricerca sfrenata di appagamento possa recarmi, pare che abbia pure spaventato gente con la mia ambizione. Tempo fa lo faci con gli occhi, c’era il muro ed era un altro me. Ma vaffanculo, se è un bastardo che diventerò io lo sarò e proprio adesso sto ridendo senza aprir le labbra. Chissà che si prova a sentirsi povero da ricchi, un giorno son sicuro che ci scriverò qualcosa su.

”Vorrei ringraziare i miei genitori a Vergaio, un piccolo paese in Italia, grazie mamma e babbo. Loro mi hanno dato il regalo più grande: la povertà; e li voglio ringraziare per il resto della mia vita.”
[Roberto Benigni, Los Angeles, Premiazione Oscar, 1999]

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Il processo di assunzione a “quelli del gps”

Traduco per esercizio e per vostro servizio la pagina dedicata al processo di assunzione nella compagnia per cui sto combattendo (o faitando come dice la zia Serafina nel suo siculinglish) per farmi assumere. Giusto per farsi un’idea delle differenze. Nella traduzione preferirò sostituire le espressioni per renderle meno ridicoli, non sono un traduttore perciò commetterò sicuramente errori linguistici. Inoltre ciò che trovate fra parentesi e sottolineato è ciò che non sono riuscito a tradurre propriamente. Consigli e suggestions sono ben accettati! Inoltre “quelli del gps” è la nostra parola segreta per riferirci all’azienda di cui parlo.

Processo d’assunzione
La concorrenza a volte osserva il nostro sito web cercando di capire i nostri segreti. Il nostro programma/processo di reclutamento è così. Attrarre e trattenere persone stupende è tutto; un’organizzazione deve essere capace di identificare persone stellari (stars) o potenziali stelle (e quindi essendo veramente capaci in modo che loro si uniscano e contribuiscono per la loro miglior carriera a lungo termine). 

E’ facile assumere velocemente, ma è difficile assumere bene. Quelli che capiamo è che persone al top vogliono lavorare con persone altrettanto al top. Il nostro processo cerca di separare magnifiche persone che creeranno profitti e porteranno stupendi risultati a “quelli del gps” da quelle persone che creeranno profitti e porteranno risultati da qualche altra parte.
Cerchiamo ruoli secondo specifici insieme di competenze (skill-set), vasta esperienza e conoscenza generale. Altre sono ruoli più agli inizi di carriera, provvedendo ai candidati un’opportunità di imparare e crescere . Alcuni ruoli sono nella via di mezzo. Il filo conduttore è il tipo di individuo che cerchiamo.
Noi cerchiamo intelligenti, poliedrici individui che capiscano l’importanza della differenza fra A e A+ (suggerimento: si tratta delle piccole cose). Avere un’abilità di pensare sia da soli che come parte di un team è fondamentale. Sei curioso, non spegni il cervello quando esci dalla porta. Non sei un servo del tempo. Tu vuoi che la tua vita abbia un senso, la mediocrità ti spaventa.

Cosa ti aspetta
Mentre la parte dei colloqui di lavoro potrebbe cambiare in base al tuo background e in base alla posizione considerata, se ti invitiamo ad esplorare le possibilità con noi seguendo la tua applicazione iniziale, ti puoi aspettare un processo di colloqui che è probabilmente più accurato di qualsiasi cosa tu abbia mai vissuto. Rappresenta un investimento per entrambi, ma noi crediamo profondamente nel valore del nostro approccio per assicurarci che gli uni siano in grado di fare la necessaria ricerca sugli altri per rendere sicuro un ideale e mutuo inserimento (fit).

  • Application
    Invii una lettera di accompagnamento e un curriculum. Se siamo positivamente sorpresi e vediamo un potenziale inserimento, faremo la nostra telefonata introduttiva.
  • Telefonata introduttiva
    Usiamo questa iniziale conversazione per parlare, fare qualche domanda l’un l’altro e assicurarci che sarà un buon investimento di tempo per entrambi nel procedere con un colloquio.
  • Colloqui
    Il nostro processo di colloqui ti darà una opportunità di conoscerci meglio, il nostro lavoro, e di incontrare alcuni di noi. Noi avremo anche l’opportunità di conoscerti meglio, i tuoi interessi in “quelli del gps” e seguire un processo strutturato che usiamo per misurare e valutare il tuo potenziale nel contribuire attivamente al successo di “quelli del gps”.
  • Seguito
    Se il colloquio va bene, ci metteremo d’accordo in modo da parlare con le tue referenze. Potremmo richiedere la copia ufficiale del documento che riporta le valutazioni della tua carriera accademica (transcripts) (in base a quando ti sei laureato) e potremmo avere una o più conversazioni, incontri o richieste.
  • Offerta
    Questa tipicamente è la parte del processo che tutti preferiscono. Faremo una offerta e il contratto di lavoro per la tua revisione. Se sembra accettabile (looks good), lavoreremo con te per assicurarci un vincente inizio di ciò che speriamo sarà una carriera che a ripensarci sarà qualcosa che non avresti scambiato con nient’altro.

Ma "more smarter" non era sbagliato?

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Giorno 17 Aprile (Mount Doug Trip) + L’ennesima svizzera

Scrivere un post dopo quello che precederà questo è sempre una cosa difficile, ci sono dei post in questo blog che considero – pur tenendo conto tutto l’impegno ad essere obiettivo – dei capolavori, delle cose che se un giorno scrivono una mia biografia e trovano questo blog diranno “anvedi aoh!”.

Bene questo sarà un post un poco multimediale e persino interattivo, nel senso che ci saranno parole ma anche immagini, video e persino i dati gps della mia ultima scorrazzata in bici. Cioè, mi potete pure dire che sbaglio i congiuntivi ma no che non sono originale. Questo no!
Iniziamo con le anteprime. Simone dice che quello che ho fatto precedentemente è un vlog (non è uno sbaglio sebbene la b e la v siano vicini, vuol dire che un blog ma fatto da video, scemi!) e siccome l’esperimento non mi è dispiaciuto ho fatto un altro video in cui aggiorno quello che avrei dovuto fare oggi, che poi l’ho fatto pure ma questo ieri non si sapeva. Schiaffatevi questo video, breve promesso!

Adesso avete visto pure l’Io in abiti da ciclista (pure col caschetto eh, mica cetriolini e capperi sottosale!).
Mount Douglas è un’altura di appena 200 metri ma sono sembrati infiniti con quella bici. Cioè non sono affatto in allenamento, la vecchietta sessantenne a piedi mi stava sorpassando se non facevo lo scatto della disperazione. Il giorno era piuttosto nuvoloso e la vista non era delle migliori. In più era freddino, che il sudore si stava asciugando addosso (come amo inserire queste espressioni dialettali tradotte!). Ma è stata una esperienza spettacolare, in particolare la discesa che purtroppo non ho filmato. Ma c’andrò di nuovo solo solo per scendere di nuovo in quel sentiero. Vi faccio vedere qualche foto del monte, della vista e di me che faccio il minchione?

Se volete rivedervi le foto, scaricarle o stamparle come poster le trovate sulla pagina Canading, l’ultimo album ovviamente.

Ma, dulietta ora gli piglia il colpo, pensate che con tutto quel ben di dio di natura alberi e rami sarei rimasto coi piedi per terra? Ma quando mai, io sono fatto per fare le minchiate (sebbene indossando un caschetto che sono in Canada ed essendo di tanto in tanto responsabile). Altro video per far incavolare dulIetta che il giorno che mi farò seriamente male dirà ti l’avia dittu iù. In quel giorno dovrò stare zitto e dire c’avevi ragione (se sarò morto mando un telegramma con tanto di stop!).
Sto giro il video ce l’abbiamo in HD che l’ho fatto con la nikon:

Finiamo il capitolo Mount Doug inserendo i link ai tracciati gps dell’andata e del ritorno. Raccomando altamente di non fermarvi alla schermata generale che vi farò vedere qui sul blog ma di vedere tutti dettagli (ci sta il bottone sulla mappa): potrete così vedere la mia velocità collegata all’altitudine e al posto in cui mi trovavo, scoprirete quanto è alto precisamente Mount Doug, che ho raggiunto un picco di 65km/h in quasi pianura e cosa è successo alla mia velocità quando ho iniziato a confrontarmi con la salita.

Per finire questo post parlando d’altro vi racconta della nuova svizzera. Diciamo che a quanto pare c’ho un debole per le svizzere. Quando poi questa è bionda, occhi chiari, piercing sul dente (avete capito no?) e parla italiano ho deciso che sarebbe stata un interessante modo per spendere un po’ di tempo invece che continuare a farmi i video da solo e a scalare i rami sul monte. Dopo la mia frase in tedesco (l’unica che so) in cui le dicevo che mi pareva attraente, dopo aver ricevuto lo stesso complimento pensai: questa è la volta buona. Ma no, invece. Come breve premessa devo dire che avevo capito che forse non sarei stato il suo tipo dopo essermi sentito dire che sa dov’è Milano perché ci va a far shopping (cioè questa viene della Svizzera per fare shopping a Milano? Sarà che non sono del giro…ma io non ci sto capendo niente!). Altra cosa che mi aveva insospettito era quel suo fare un po’ da mignotella che ha trovato un altro italiano pronto a darle soddisfazioni. Non che io sia contento a sembrare gay, non che ne avevo le intenzioni. Ma questa prima ha iniziato a credere che Sergio fosse la mia fidanzata (correntemente è lui la mia relazione sullo stato di fb) e poi, dopo aver spiegato il quiproquo grazie all’intervento di Sergio in persona pirsonalmente ha continuato a credere che io c’abbia la zita e che la stia tradendo con lei. Qui le cose sono due: o sta mentendo e s’è trovata una scusa (originale però la bionda, aggiorniamoli ‘sti stereotipi!) o io sono troppo bello che mica ci si può credere che sia ancora sul mercato. Ed è qui che mi venne in mente una celebre battuta in un film di Celentano:
Sono così bello che ho dovuto ricorrere a un istituto di bruttezza.
Che dite? Possibile?

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Il mio primo colloquio di lavoro con i controcazzi

Bene, i miei cari lo sanno già. A loro l’ho detto prima perché sono cari, nel senso che io care riguardo loro. Andiamo per passi ma in sintesi dato che seguiranno 36 minuti di video.
Oltre a imparare l’inglese, una volta arrivato qui, decisi che forse il Canada avrebbe potuto offrirmi di più. Così ormai da ben due mesi ho speso il mio tempo cercando un lavoro che non sia far succhi di frutta. Cioè, io ho studiato come un porco per tre anni per fare l’ingegnere. Questo è chiaro e auto-esplicativo (soprattutto la parte riguardo al porco). Durante questa ricerca ho suscitato l’interesse del Britanno (nome in codice, mi faccio misterioso), hiring manager di una compagnia che chiameremo d’ora in avanti…”Quelli del GPS”, Britanno che ha voluto prima la descrizione della mia laurea, poi dopo due settimane mi ha chiesto di sostenere un test e una volta avuto il risultato (un’altra settimana d’attesa) mi ha invitato ad avere un colloquio di lavoro presso i loro uffici. Chiaramente ho registrato ogni attimo dell’attesa e delle reazioni, sono momenti storici per la mia vita e un giorno li guarderò con mia moglie pensando ma quanto minchia ero scemo..iiiih e quanti capelli avevo!
Ora prima di fare i video avevo già in mente di pubblicarli qui sul blog (e questo sottintende un “metterci la faccia” al 100%) ma dopo averli fatti c’ho dovuto ripensare su. La tensione e il momento epico mi ha reso completamente onesto, quello che presto vedrete è il reale Gioele. Quello che ha ispirato il titolo di questo blog, minciati cù l’uossi aruci. Quello allegro e spensierato (tranne il primo video che ero cagato(cit.)), quello che parla una lingua che non è l’italiano e quello che mi piace di più: quello che fa ridere gli amici.

Attenzione: ho fatto i conti. Assumendo che una persona legga mediamente 400 parole al minuto, vedere questi video impiegherà un tempo pari a un po’ più 20 volte il tempo di lettura del post precedente. O se preferite, circa mezz’oretta.

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Perché siamo più belli & Cose da insegnare: cultura generale!

Attenzione Attenzione, Acthung Acthung Mujito Obrigado Tu disc Wondershun. Eh, mò stacco il generatore di flussi di coscienza, giuro
Questo sarà un posto a capitoli, dato che è un po’ che non aggiorno.

Capitolo #1 – Dove lavoro
Finalmente vi posso mostrare il posto dove lavoro. Come premessa devo dirvi che è piccolino, non stupitevi. Ci troviamo dentro un centro commerciale nel cuore della Victoria bene, tra Governament Street e Douglas Street per intenderci.

Svelato il luogo dei misteri!

Possiamo notare l’immondizia vicino alla cassa, il casco per la bici che qua è obbligatorio sulla destra. Poi alla estrema sinistra i tre blender, frullatori (uno, quello del centro non si usa che è rotto).In alto il menù, ma fate bene attenzione, solo gli smoothies (frappè) nel menù giallo sono disponibile nel bicchiere più piccolo (14 ounces = meno di mezzo litro). Per il resto è tutto in large size, che s’intende ‘na botta di 70cc di frappè. Io non lo so come la gente riesce a finirselo. Infine una chicca. In linea d’aria, esattamente sopra i frullatori c’è l’erba che la gente acquista. Sembrano gli esperimenti che facevamo da piccoli con le lenticchie piantate nel cotone imbevuto, ma tant’è che costa 3$ a shottino!
Altra foto per mostrarvi il giusto spirito del lavoratore itagliano:

Minciati al lavoro (si fa per dire)

Qui da notare ci sono io. E la pulizia e l’ordine del locale che, come farò quest’oggi, avevo chiuso io.

Capitolo # 2 – Gli italiani sono più migliori
No che difendo la razza caucasica, ma si. Noi siamo ovunque, tipo il 15% della popolazione brasiliana (il 60% della popolazione di San Paolo (San Paolo, non Valguarnere Caropepe) è italiana). La nostra cultura, nel bene e nel male, è mondiale. Ma dopo alcuni esempi ritengo che siamo pure più sperti, che a tradurlo con “furbi” farei uno sgarbo al siciliano. Ma facciamo qualche esempio preso da delle normale conversazioni con i miei colleghi al lavoro:

  • Ma, quindi, fammi capire…voi avete ancora un papa? [Ora, dico io, non dico che devi sapere chi è l'ultimo papa(ma manco il penultimo) ma almeno il detto "Morto un papa se ne fa un altro", almeno questo dovresti saperlo];
  • Io: Ci sono rimasti tanti Blushing Mango (ndr. nome di un frappè) quanti gli anni di Cristo. “E quanti sono?” [Era pure il giorno di Pasqua, ma come quanti sono? Scusa a Tombola c'hai mai giocato? Che hai fatto tu a Natale durante i primi decenni della tua vita?]
  • Io: “By the way, Scripta Volant Verba Manent” “What the hell are you talking about?(Che minchia stai dicendo??) [Latino è, cultura generale. Ti spiego. Nel mondo c'era il niente. Poi gli italiani hanno deciso di diffondere il verbo, hanno colonizzato l'europa, diffuso la civiltà e ucciso chi non si arrendeva. Poi, una volta che le basi c'erano tutte, noi del vecchio mondo vi abbiamo scoperto, abbiamo popolato le vostre lande (e ucciso chi non si arrendeva) e vi abbiamo reso i più forti del mondo prima che come i babbalucchi vi siete fatti fregare dai cinesi. Capisco che in tutto questo nel tuo liceo di provincia non hai avuto tempo per imparare il latino (del resti devi studiare, quanti quattro secoli di storia? Bestia sei io devo partire da millenni or sono), ma almeno dovresti sapere i motti generali. E se non quelli, imparate qualcosa di diverso. Chessò, avrai delle tradizioni? L'Hockey, dici? Padre Figlio e spirito santo? che dici? cosa faccio con le mie mani? Niente niente, lascia stare...cose europee!]
  • Oggi è venerdì, 13. Porta sfortuna! Io: Sai perché della diceria? No. Io: Perchè 13 erano le persone sedute al tavolo dell’ultima cena quando Cristo fu tradito (Sempre se l’hai capito che Cristo non è più vivo) e venerdì è il giorno in cui Gesù è stato tradito. Ah.

Io non è che credo in dio nella maniera appropriata. Ma un minimo di cultura generale sulle religioni ce le ho. E ho delle tradizioni che conosco, sebben superficialmente. E tu, mio collega, sei vegetariano? Pazzesco.
Una volta le chiesi: credi in Dio? Lei disse no. Fin qua ci siamo. Credi nelle medicine omeopatiche? Assolutamente sì, lei disse.
Perciò, tu credi ciecamente in qualcosa che è sicuro che non funziona ma non credi in qualcosa che non è sicuro che non esiste? Questo è quello che ho detto.
Ma subito dopo ho realizzato che mi trovavo in un negozio di frappè che vende l’erba che cura il cancro. Eh vibbè!

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